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Legislazione e Territorio

Al livello regionale la gestione del patrimonio forestale è relegata alla Legge Regionale Forestale 39/2000 e sue successive modifiche che regolamenta la materia forestale e che individua e disciplina le attività degli Enti competenti in materia di gestione del patrimonio boschivo (Unione Comuni, Comuni, etc.). Il Regolamento Forestale, D.P.G.R n 48/R dell’8 agosto 2003, contestualmente a quanto previsto dalle Legge Forestale Regionale, disciplina invece i tagli boschivi, le autorizzazioni e le dichiarazioni. In esso troviamo tutte le indicazioni relative ai periodi del taglio, alla gestione dei tagli, a divieti e deroghe in casi particolari, nonché le diverse distinzioni in bosco ceduo, bosco d’alto fusto, bosco gestito a sterzo, etc. e per i quali sussistono regole e divieti differenti.

Esiste poi il programma di sviluppo rurale PSR e il PRAF, piano regionale agricolo forestale della Regione Toscana e il piano paesaggistico della Regione dove troviamo l’interessante

scheda d’Ambito 19 (ambito del Monte Amiata). Si tratta di un’accurato studio dell’intera area amiatina e di tutte le sue caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche, ecosistemiche, paesaggistiche nonché relative all’assetto territoriale dei paesi che si distribuiscono ad anello intorno al cono vulcanico del Monte Amiata, i processi storici di territorializzazione e i sistemi agro- pastorali presenti nell’aerea. Per ogni sezione, successivamente alla descrizione relativa, sono elencate le criticità evidenziate dallo studio e le possibili politiche di intervento. Per semplificazione trattiamo qui quelle relative ai sistemi forestali del Monte Amiata e rimandiamo al documento presente alla sezione per una più dettagliata consultazione.

Secondo quanto riportato nel documento il patrimonio forestale amiatino, anche se di elevato pregio, estensione e qualità, presenta molteplici criticità legate soprattutto al “sovra utilizzo delle risorse forestali legate ad intensi prelievi legnosi per paleria effettuati nei castagneti” inseriti nel nodo primario.

Inoltre, la presenza di impianti e piste per gli sport invernali, antenne e ripetitori risultano essere altri elementi di criticità per Le associazioni forestali endemiche di faggio su vulcaniti.

Per ultimo, ma non ultimo inoltre anche l’abbandono dei castagneti da frutto e i rimboschimenti di conifere nelle aree vocate alla presenza di specie autoctone di Abies alba costituiscono elementi di pressione che alterano la qualità dei sistemi forestali.

In tale ottica quindi occorrono politiche atte alla valorizzazione e al miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli habitat forestali:

  • “…il patrimonio forestale deve essere gestito coniugando obiettivi di produzione, conservazione del suolo e creazione di valore ecologico”
  • “…il miglioramento della compatibilità ecologica e paesaggistica delle utilizzazioni forestali” anche attraverso un utilizzo “equilibrato e sostenibile dei sistemi forestali” …evitando “…la realizzazione di impianti e attrezzature che interessino la fascia delle faggete sommitali del monte Amiata”
  • “…la tutela delle importanti emergenze forestali diffuse attraverso una gestione selvicolturale di tipo naturalistico”
  • “…azioni per la riduzione o comunque il non incremento dei deflussi superficiali” con attenzione alla “stabilità dei suoli (già caratterizzati da condizioni di erodibilità e franosità piuttosto elevate)”
  • “…salvaguardare le importanti emergenze forestali montane, con particolare riferimento ai castagneti da frutto, alle abetine autoctone (Pigelleto di Piancastagnaio e Bosco di SS. Trinità) e alle caratteristiche faggete d’altitudine e ai boschi misti di latifoglie nobili del Monte Penna e di Pescinello (anche con esemplari arborei monumentali)”.

Si legge inoltre che “gli altissimi valori naturalistici e paesaggistici diffusi, legati ad elementi di naturalità o a storiche attività antropiche tradizionali, fanno inoltre ritenere l’area del M.te Amiata e delle medie e alte valli dell’Albegna e del Fiora come idonea alla valorizzazione e implementazione dei sistemi di aree protette e dei Siti Natura 2000

A tal riguardo risulta essere di rilevante importanza citare la presenza in quest’area del Sito d’ Interesse Comunitario, SIC (codice IT51A0017) “Cono vulcanico del Monte Amiata” facente parte della Rete Natura 2000, istituito in sintonia con la Direttiva Habitat 92/43 CE che ad oggi è evoluto in una ZSC, ovvero una Zona Speciale di Conservazione.

Nonostante sia un oasi di protezione ad oggi, per questa area (2798 ettari), ancora non esiste un piano di gestione, il quale, secondo la normativa, non risulta essere obbligatorio, ma auspicabile in tutte quelle aree in cui esiste una esigenza rilevante di protezione e ove le misure attuali disponibili non garantiscano la sua integrità.

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha redatto un utile manuale di gestione dei siti Rete Natura 2000 volto a guidare le P.A e le Autorità competenti nella stesura di Piani di Gestione per queste aree, consultabile e scaricabile dal sito ufficiale del Ministero dell’Ambiente.

L’istituzione della ZSC (ex-SIC) sul Monte Amiata è legata alla presenza in quest’area di specie vegetali e animali elencate negli allegati della Direttive Uccelli e Direttiva Habitat (All. II, III, IV, V), specie per le quali dunque sono e saranno previste misure specifiche di conservazione atte ad evitarne la scomparsa, attraverso la conservazione e protezione degli Habitat (specie animali presenti nel sito del Monte Amiata e presenti negli allegati delle direttive: 16 sp. Aves, 14 sp. Mammalia, 7 sp. Reptilia, 5 sp. Amphibia, 9 sp. Insecta e 6 sp. Gastropoda).

A tal riguardo inoltre sono ben 13 gli Habitat considerati prioritari dalla Direttiva e presenti sull’Amiata (tra i quali citiamo le associazioni: Festuco-Brometalia, Molinio-Holoschoenion, Alopecurus pratensis-Sanguisorba officinalis, Asperulo- Fagus, boschi a Castanea sativa, Salix alba-Populus alba etc.)

In queste aree la direttiva Habitat, nell’art. 6, prevede che ogni piano, programma, intervento, opera che prevede azioni su un SIC, ZSC, ZPS, sia sottoposta a VINCA, ovvero valutazione di incidenza. Essa riguarda inoltre le aree limitrofe alle zone protette in quanto uno squilibrio nelle aree immediatamente esterne ai siti protetti potrebbe avere ripercussioni sull’ integrità dell’oasi protetta stessa.

Sono disponibili linee guida per procedere alla Vinca, redatte nel 2019 e che tra gli interventi, opere o programmi, soggetti alla valutazione, elencano: piani faunistici, calendari venatori, piani paesaggistici, piani infrastrutturali ed energetici, attività agricole e attività forestali, manutenzione di infrastrutture e edifici già presenti, sagre, manifestazioni ciclistiche e motoristiche, eventi sportivi.

Se l’autorità competente decreta un parere di Incidenza negativo, occorre cercare alternative all’ opera, piano, programma, intervento, che comporti il minor impatto ambientale possibile nell’oasi. Qualora esse non esistano, l’opera, intervento, piano o programma si può realizzare solo se di interesse per la sicurezza e la salute umana. Generalmente tali interventi vengono concessi con prescrizioni e norme che il proponente deve rispettare e garantire.

Esistono inoltre Linee guida alle interpretazioni dell’art 6 della direttiva Habitat, consultabili anch’esse, da tutte le P. A. e i soggetti interessati.

L’intera area inoltre è soggetta a vincoli naturalistici e paesaggistici ai sensi della ex legge 1497/39 (codice vincolo: 243-1959) ovvero, beni culturali e paesaggistici per i quali la dichiarazione conclusa per l’area del M. te Amiata relativamente agli immobili e aree riconosciute essere di notevole interesse pubblico (D. Lgs 42/2004 art.136) e le aree tutelate per legge (D. Lgs 42/2004 art. 142 Let. d) che comprendono: le aree boscate superiori ai 1200 s.l.m, i fiumi, i torrenti e corsi d’acqua amiatini (D. Lgs 42/2004 art 142 Let. c), le aree e territori coperti da boschi (D. Lgs 42/2004 art. 142 Let. g). Inoltre, l’intera area del M.te Amiata è soggetta al vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/1923.

Gli abbattimenti boschivi, e il sovra sfruttamento delle risorse forestali amiatine in alcuni casi tendono a non rispettare le regole sancite nella legge forestale regionale Toscana 2000/39 e in particolare l’art.85 (capo IV) che impone che i tagli non interferiscano negativamente sul libero deflusso delle acque e/o sulla stabilità dei suoli, con obbligo di ripristino o revoca della concessione. Nonostante i controlli fatti dai carabinieri forestali, finora, non è stato garantito il rispetto di questo fattore.

Come visto in precedenza le opere dovrebbero essere fatte con attenzione alla stabilità dei suoli forestali e a quella dei versanti che in particolari aree dell’Amiata registrano una erodibilità e franosità piuttosto elevata.

All’interno dei boschi tagliati, le strade e i fossi sono frequentemente abbandonati a loro stessi, pieni di tronchi e ramaglie che, formando ostacoli (dighe), impediscono il deflusso delle acque nei canali di scolo, ostacolando l’agibilità delle strade principali e secondarie. Poco o nulla, sostanzialmente, ripiantando. Oltre ai generali danni all’ecosistema, l’assetto idrogeologico è divenuto oggettivamente precario. A tal proposito all’ interno della L.R. forestale art. 49 sono elencate le opere connesse al taglio e per le quali esistono particolari condizioni, dichiarazioni e autorizzazioni approfondite poi nel Regolamento Forestale; qui sono gli articoli 45, 46, 47 e 48 che definiscono le opere temporanee o permanenti( piste forestali, strade forestali, sentieri , mulattiere, imposti etc.) connesse al taglio stesso e che, quasi in tutti i casi e per motivi idrogeologici, debbano essere ripristinate al termine dei lavori. In talune circostanze addirittura, se i lavori sono sospesi per un certo tempo, l’Ente dovrebbe/potrebbe richiedere la riforestazione dell’area. In ogni caso comunque devono essere garantite piccole condotte o sistemazioni di vario tipo per la regimazione delle acque superficiali e il loro drenaggio.

Va inoltre detto che l’azione prolungata dei mezzi pesanti, sul suolo forestale, può generare livelli diversi di compattazione. Quest’ ultima va a modificare la funzionalità del suolo in relazione alla sua capacità di filtrazione delle acque piovane e quindi di sottrarre una buona quota di esse al ruscellamento superficiale. Maggiore è la compattazione del suolo, minore sarà la sua permeabilità e maggiore sarà il deflusso superficiale. Durante eventi piovosi brevi ma molto concentrati ed intensi, ormai sempre più frequenti (tale la tendenza italiana legata ai cambiamenti climatici), questa condizione può aggravare molto la situazione con conseguenti piene lampo, alluvioni, colate, colate di fango etc.

Se i versanti sono inoltre depauperati di una buona parte della copertura vegetale, essa non smorzerà più l’energia dell’acqua piovana e porterà inoltre ad una minore stabilità del versante o del pendio in questione con conseguente maggiore erosione e franosità, le quali dipendono ovviamente anche dalle caratteristiche del suolo e dalla morfologia dell’area.

Tutti questi fattori di importanza rilevante, possono contribuire assieme a generare fenomeni molto spiacevoli. A testimonianza di tutto ciò, vi è l’accadimento, tra gli altri, avvenuto in Abbadia S. Salvatore, nell’agosto 2019. Un forte temporale, provocò alcuni dei sopradescritti e temuti danni ambientali. L’enorme massa d’acqua, non più filtrata dal terreno, né trattenuta dalla vegetazione ed inoltre ostacolata da rami, tronchi e residui presenti lungo il letto di uno dei fossi più importanti dell’Amiata e dei suoi piccoli affluenti, allagò le strade e portò alla tracimazione dell’impianto fognario, spaccando, in alcuni tratti, l’asfalto soprastante. Due piccoli laghetti, a monte delle abitazioni, tracimarono ed una colata di fango, con elevato trasporto solido (tronchi, sassi, sabbia e ramaglie) invase gran parte del paese con grossi danni anche a edifici e abitazioni. Nelle strade si ritrovarono, financo, i pesci che dimoravano nei bacini.

Per Il sindaco del paese fu necessario richiedere lo stato di calamità.