In Italia sono 820.000 gli ettari di boschi e foreste protette: un patrimonio boschivo che svolge funzioni ecosistemiche fondamentali, fra queste l’assorbimento di 145 MILIONI di tonnellate di CO2 (equivalenti) all’anno e il mantenimento di un alto grado di biodiversità vegetale e animale. Il monte Amiata è la più popolata area boschiva della Toscana meridionale, ricca di specie endemiche e rare.
È anche la più imponente e recente formazione vulcanica del territorio e uno dei serbatoi idrici più importanti della Regione Toscana. Sono presenti falde acquifere fondamentali per il rifornimento antropico, ma anche per la numerosa frequenza di sorgenti (Fonte Risola, Fonte Magria, Poggio della Pertica, Acqua Passante, Fonte Scadendula, Fonte Barbara, Fonte Vetra, Sorgente del Vivo, Sorgente della Peschiera, Pozza di Catana e altre) e torrenti (Vivo, Fiora, Ente, Paglia, Formone) che si distribuiscono con un reticolo idrografico radiale.
Il paesaggio amiatino e i suoi lineamenti inoltre contribuiscono a generare uno stupendo scenario che include il comprensorio vulcanico e i suoi boschi, i corsi d’acqua e le sue pendici che si smorzano, sinuose, in una delle valli più belle d’Italia: la Val D’Orcia, patrimonio UNESCO.
La gestione ambientale, non effettivamente sostenibile, condotta dalle autorità politiche e amministrative del luogo, negli ultimi anni, ha inevitabilmente influenzato le funzionalità di questo patrimonio, i suoi servizi ecosistemici e il suo stato di conservazione. Sono aumentate, inoltre, le pressioni delle attività umane, influenzando il livello di vulnerabilità di questa area geografica e, addirittura, la sua fruibilità sul piano turistico e ricreativo. Questo ha generato, inesorabilmente negli anni, un impatto negativo anche sull’assetto socioeconomico locale. La funzione economico e produttiva dei boschi amiatini non può essere quella prevalente.
Piuttosto che consumare un patrimonio boschivo secolare per modesti riscontri economici, le istituzioni politiche e amministrative locali dovrebbero impegnarsi maggiormente nella sua salvaguardia. Istituire un Parco Nazionale o una Riserva contribuirà a una conservazione costruttiva delle funzionalità dell’intero ecosistema e a un miglioramento della sua salute e dei suoi processi. Contemporaneamente, porterà con sé, nei fatti, anche un impatto positivo nelle condizioni igienico-sanitarie e socioeconomiche delle popolazioni dell’Amiata. Più un’area è integra e gestita in modo consapevole, secondo regolamenti e leggi come quelle tipiche delle aree protette, più essa richiamerà turismo, un turismo sano, rispettoso dell’ambiente, attento e sensibile.
Ciò contribuirà anche alla rinascita dell’economia locale. In ambito nazionale, non mancano esempi di questo tipo; ovvero aree prima sfruttate, abbandonate e isolate, che oggi sono tra le zone più ricche del paese, in biodiversità, paesaggio ed economia locale. Esempio tipico è il Parco Nazionale d’Abruzzo.
Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dalla provenienza e dal reddito, hanno diritto a un ambiente sano, ricco, dotato di equilibrio e gestito in modo da rispondere alle necessità delle generazioni attuali e garantire le stesse possibilità a quelle future. È necessario quindi reagire per difendere, con tutti i mezzi leciti possibili, i boschi dell’Amiata, per la salvaguardia complessiva del territorio. La selvicoltura e la gestione dei boschi devono avere carattere principalmente conservativo, con l’obiettivo di arrecare il minor danno possibile all’ecosistema forestale. Il monte Amiata, di fatto, è geograficamente troppo limitato per poter fronteggiare una coltivazione intensiva del bosco. La capacità portante e la resilienza del suo ecosistema non possono essere confrontate con quelle di altri grandi sistemi forestali italiani, come sulle Alpi o sugli Appennini.
Il monte Amiata deve divenire un Parco protetto a livello nazionale e ciò va fatto prima possibile!