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Chi Siamo

Universo Amiata / Chi Siamo

01L'Associazione

L’Associazione Universo Amiata, non profit, è stata fondata nell’agosto 2018, a Piancastagnaio, con registrazione notarile. Ha lo scopo di dedicarsi alla salvaguardia dei boschi e alla protezione del territorio amiatino, in ogni suo aspetto. Le adesioni all’Associazione riguardano sia cittadini residenti, sia persone affezionate al monte Amiata, che vivono lontano. L’Associazione si dedica oltre che alla ricognizione del territorio boschivo, all’aggiornamento delle informazioni sullo stato dell’ambiente grazie anche alle segnalazioni che riceve da parte di associati e non. Da anni infatti una grande fetta della popolazione del monte Amiata assiste stupefatta, disorientata e adirata ai tagli dei boschi amiatini, con modalità che appaiono in taluni casi non rispettare le leggi e i regolamenti.

Tra le attività dell’associazione vi sono state assemblee pubbliche tenutesi a Piancastagnaio e ad Abbadia S. Salvatore, con grande afflusso di popolazione, serate dedicate alla proiezione di film attinenti al tema ecologico, dibattiti e serate musicali, queste ultime per cercare di interessare i giovani del territorio. L’associazione ha inoltre organizzato una manifestazione di protesta, a Piancastagnaio, nell’agosto 2019, davanti alla sede dell’Unione dei comuni della Val d’Orcia. A tale Ente, che accoglie i sindaci dei comuni interessati ed è preposto alla gestione del patrimonio boschivo, l’associazione in un precedente momento aveva chiesto un incontro, per avere chiarimenti sui tagli e sulla gestione dei boschi, senza però ricevere alcuna risposta in più di 2 anni di attesa.

È stato inoltre presentato, nel corso degli anni passati un esposto all’Autorità giudiziaria: le altre autorità interessate, tra cui l’Assessorato all’agricoltura della Regione Toscana, alcuni dei comuni del monte Amiata e, in particolare, la stessa Unione dei comuni della Val d’Orcia, non hanno dato segnali di riscontro.

Si sono tenute due assemblee pubbliche a Piancastagnaio e ad Abbadia S. Salvatore, con grande afflusso di popolazione. Sono anche state organizzate delle proiezioni di film attinenti al tema ecologico, con spettacoli musicali, per interessare i giovani del territorio. C’è stata ottima affluenza di pubblico anche per una manifestazione di protesta, a Piancastagnaio, nell’agosto 2019, davanti alla sede dell’Unione dei comuni della Val d’Orcia. Tale organismo, che accoglie anche i sindaci dei comuni interessati, è tra l’altro preposto alla gestione del patrimonio boschivo. È stato chiesto un incontro con la suddetta Unione dei Comuni, per avere chiarimenti sul taglio distruttivo dei boschi. Fino a oggi, non c’è stata risposta. È stato presentato, all’Autorità giudiziaria, un esposto. Purtroppo, la Procura di Siena e quella di Grosseto hanno risposto con una archiviazione. Le altre autorità interessate, tra cui l’Assessorato all’agricoltura della Regione Toscana, i diversi comuni del monte Amiata e, in particolare, la stessa Unione dei comuni della Val d’Orcia, non hanno dato segnali di riscontro.

02Il Territorio

Il bosco esisteva sull’Amiata molto tempo prima che la montagna fosse abitata e mentre esso non necessita della presenza umana per perpetuarsi, dai boschi dipende invece la vita dell’uomo.

Il bosco è un ecosistema complesso in cui tutti gli elementi costituenti interagiscono tra loro, attraverso meccanismi ecologici di vario tipo; è costituito da differenti comunità vegetali, dalle specie arboree a quelle erbacee, dalla fauna e da tutti gli organismi e microorganismi che vivono nel suolo come funghi, batteri, molluschi, invertebrati.

La vegetazione e il suolo che caratterizzano un bosco, hanno un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dei versanti, nella generazione del terreno stesso e nel ruscellamento sottosuperficiale che contribuisce alla ricarica degli acquiferi sotterranei.

Il territorio del Monte Amiata è soggetto a vincoli naturalistici e paesaggistici ai sensi della ex legge 1497/39 (codice vincolo: 243-1959).

Gli abbattimenti boschivi, in questione, tendono a non rispettare le regole sancite nella legge forestale regionale Toscana N.39 del 21 Marzo 2000, e in particolare l’art.85 (capo IV) che impone che i tagli non interferiscano negativamente sul libero deflusso delle acque e/o sulla stabilità dei suoli, con obbligo di ripristino o revoca della concessione. Alcuni controlli e multe vengono fatti dai carabinieri forestali; ma le occasionale e sporadiche multe non hanno, finora, garantito il rispetto del territorio. Presumibilmente, ove le sanzioni fossero reiterate e quotidiane, perseguendo il quotidiano mancato adeguamento alle norme, la situazione del territorio boschivo migliorerebbe.

All’interno dei boschi tagliati, le strade e i fossi sono frequentemente abbandonati a loro stessi, pieni di tronchi e ramaglie che, formando ostacoli (dighe), impediscono il deflusso delle acque nei canali di scolo, ostacolando l’agibilità delle strade principali e secondarie. Poco o nulla sostanzialmente ripiantando, oltre ai generali danni all’ecosistema, l’assetto idrogeologico è divenuto oggettivamente precario.

A testimonianza di tutto ciò, vi è l’accadimento, tra gli altri, avvenuto in Abbadia S. Salvatore, nell’agosto 2019. Un forte temporale, provocò alcuni dei sopradescritti e temuti danni ambientali. L’enorme massa d’acqua, non più filtrata e trattenuta dagli alberi, allagò le strade e fece esplodere l’impianto fognario, spaccando l’asfalto soprastante. Due piccoli laghetti, a monte delle abitazioni, tracimarono. Una colata di fango, di tronchi e ramaglie invase gran parte del paese. Nelle strade si ritrovarono, financo, le carpe che dimoravano nei bacini. Il sindaco del paese richiese lo stato di calamità.

03Gli Obiettivi

Il monte Amiata deve diventare Parco Nazionale.

Attualmente purtroppo, per la legge regionale, il bosco di castagno è classificato come bosco ceduo e, per esso, è concesso il taglio; ma il bosco del monte Amiata copre un’area troppo limitata per sopportare il carico di tagli imposto. Non esistono quasi più castagni monumentali, se non in piccole aree dove sono considerati alberi da frutto. Restano cespugli giganteschi; i cosiddetti polloni.

L’Associazione Universo Amiata raccoglie adesioni per proporre una deroga alla legge regionale e modificare la classificazione dei castagni, almeno localmente, riqualificandoli in modo da garantirne la crescita e una maggiore protezione. La soluzione può essere la trasformazione di tutto il monte Amiata in un parco nazionale protetto.

Le moderne macchine forestali per il taglio, progettate per aree boschive di ben altre dimensioni dell’Amiata, potrebbero radere al suolo tutto il territorio amiatino, in un tempo brevissimo. Il problema maggiore, però, è la poca cultura ambientale dell’amministrazione pubblica locale, che trasforma un patrimonio naturale irripetibile e appartenente alla comunità, in una fabbrica di pali e tavolato. Peraltro, non c’è proporzione fra l’oppugnabile guadagno e gli effetti disastrosi dei tagli, con danni secolari spaventosi a vedersi. L’attuale deprecabile politica amministrativa sta distruggendo la flora, la fauna e il territorio stesso del monte Amiata.

Il monte Amiata deve diventare parco nazionale.

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04Intenti

Il monte Amiata: deve diventare un Parco Nazionale

In Italia sono 820.000 gli ettari di boschi e foreste protette: un patrimonio boschivo che svolge funzioni ecosistemiche fondamentali, fra queste l’assorbimento di 145 MILIONI di tonnellate di CO2 (equivalenti) all’anno e il mantenimento di un alto grado di biodiversità vegetale e animale. Il monte Amiata è la più popolata area boschiva della Toscana meridionale, ricca di specie endemiche e rare.

È anche la più imponente e recente formazione vulcanica del territorio e uno dei serbatoi idrici più importanti della Regione Toscana. Sono presenti falde acquifere fondamentali per il rifornimento antropico, ma anche per la numerosa frequenza di sorgenti (Fonte Risola, Fonte Magria, Poggio della Pertica, Acqua Passante, Fonte Scadendula, Fonte Barbara, Fonte Vetra, Sorgente del Vivo, Sorgente della Peschiera, Pozza di Catana e altre) e torrenti (Vivo, Fiora, Ente, Paglia, Formone) che si distribuiscono con un reticolo idrografico radiale.

Il paesaggio amiatino e i suoi lineamenti inoltre contribuiscono a generare uno stupendo scenario che include il comprensorio vulcanico e i suoi boschi, i corsi d’acqua e le sue pendici che si smorzano, sinuose, in una delle valli più belle d’Italia: la Val D’Orcia, patrimonio UNESCO.

La gestione ambientale, non effettivamente sostenibile, condotta dalle autorità politiche e amministrative del luogo, negli ultimi anni, ha inevitabilmente influenzato le funzionalità di questo patrimonio, i suoi servizi ecosistemici e il suo stato di conservazione. Sono aumentate, inoltre, le pressioni delle attività umane, influenzando il livello di vulnerabilità di questa area geografica e, addirittura, la sua fruibilità sul piano turistico e ricreativo. Questo ha generato, inesorabilmente negli anni, un impatto negativo anche sull’assetto socioeconomico locale. La funzione economico e produttiva dei boschi amiatini non può essere quella prevalente.

Piuttosto che consumare un patrimonio boschivo secolare per modesti riscontri economici, le istituzioni politiche e amministrative locali dovrebbero impegnarsi maggiormente nella sua salvaguardia. Istituire un Parco Nazionale o una Riserva contribuirà a una conservazione costruttiva delle funzionalità dell’intero ecosistema e a un miglioramento della sua salute e dei suoi processi. Contemporaneamente, porterà con sé, nei fatti, anche un impatto positivo nelle condizioni igienico-sanitarie e socioeconomiche delle popolazioni dell’Amiata. Più un’area è integra e gestita in modo consapevole, secondo regolamenti e leggi come quelle tipiche delle aree protette, più essa richiamerà turismo, un turismo sano, rispettoso dell’ambiente, attento e sensibile.

Ciò contribuirà anche alla rinascita dell’economia locale. In ambito nazionale, non mancano esempi di questo tipo; ovvero aree prima sfruttate, abbandonate e isolate, che oggi sono tra le zone più ricche del paese, in biodiversità, paesaggio ed economia locale. Esempio tipico è il Parco Nazionale d’Abruzzo.

Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dalla provenienza e dal reddito, hanno diritto a un ambiente sano, ricco, dotato di equilibrio e gestito in modo da rispondere alle necessità delle generazioni attuali e garantire le stesse possibilità a quelle future. È necessario quindi reagire per difendere, con tutti i mezzi leciti possibili, i boschi dell’Amiata, per la salvaguardia complessiva del territorio. La selvicoltura e la gestione dei boschi devono avere carattere principalmente conservativo, con l’obiettivo di arrecare il minor danno possibile all’ecosistema forestale. Il monte Amiata, di fatto, è geograficamente troppo limitato per poter fronteggiare una coltivazione intensiva del bosco. La capacità portante e la resilienza del suo ecosistema non possono essere confrontate con quelle di altri grandi sistemi forestali italiani, come sulle Alpi o sugli Appennini.

Il monte Amiata deve divenire un Parco protetto a livello nazionale e ciò va fatto prima possibile!